lunedì 31 luglio 2017

Nuoce gravemente alla salute


Alfio rideva mentre Sandro gli raccontava di quel corso motivazionale per smettere di fumare che aveva fatto l’inverno prima.
Erano sotto la tettoia dell’Irish Pub per ripararsi dalla leggera, ma fastidiosa pioggerella; entrambi con una Marlboro tra le labbra e una Tennent’s in mano.
“Non è servita ad un cazzo” ribadì sprezzante, l’amico “duemila euro buttati in fumo… letteralmente”
“Te l’avevo detto io” lo riprese Alfio
“Si, si…”
“E poi non capisco questa cosa che vuoi smettere di fumare…”
“Faccio sempre più fatica a fare le scale di casa, ho l’alito che definire pesante è un eufemismo e la pelle che puzza peggio di un posacenere… dai lo sanno anche i bambini che fumare fa male” rispose Sandro
“Palle!” lo interruppe Alfio “si, forse per la puzza hai ragione, ma per il resto sono tutte storie inventate dai non-fumatori e dai salutisti per romperci i coglioni”
Schiacciò la sigaretta nell’apposito contenitore colmo di sabbia, in mezzo a decine di altre cicche e subito se ne accese un’altra.
“Mio nonno ha fumato tutta la vita” continuò Alfio “è morto ad ottantotto anni cadendo dal tetto di casa mentre ripuliva la grondaia. Mio papà ha iniziato a fumare durante il servizio militare, ma tutte le domeniche si fa venti chilometri di corsa, senza problemi. Io ho iniziato a dodici anni, da quando ne ho diciassette  fumo un pacchetto al giorno e non ho mai avuto nessun fastidio”
Fece tutto quel discorso parlando più a se stesso che all’amico, che continuava ad ascoltarlo sorseggiando la sua birra, quasi a voler giustificare un vizio che sapeva comunque essere sbagliato.
“Ce ne facciamo un’altra?” chiese Sandro indicando la bottiglia vuota.
Alfio lo fissò confuso, ancora preso dai suoi pensieri. Poi, appena si schiarì le idee rispose:
“No è meglio di no, ho già bevuto troppo”
“Allora non sei così scapestrato come vuoi far sembrare” lo prese in giro l’amico
Entrambi risero a quella battuta, prima di salutarsi.
“Ci vediamo domani in pizzeria. Buonanotte”
“Buonanotte”
Mentre attraversava la strada, Alfio si esaminò le tasche in cerca delle chiavi dell’auto. Le trovò nella tasca anteriore dei pantaloni, ma estraendole fece cadere il pacchetto stropicciato con le ultime due sigarette.

Si accucciò per raccoglierlo e ancora una volta lesse quella dicitura che tanto odiava: NUOCE  GRAVEMENTE ALLA SALUTE. Quando, rialzandosi, si accorse dei fari della macchina in arrivo fu troppo tardi.





mercoledì 26 luglio 2017

Breakfast with Scot (2007)



Eric è un ex campione di hockey, ora affermato giornalista sportivo; Sam è un avvocato e da quattro anni vivono una relazione stabile, ma complicata dal fatto che Eric non vuole che nessuno, all'infuori degli amici più fidati, e in particolare al lavoro sappiano che lui è omosessuale.
Un giorno i due vengono a sapere che l'ex compagna del fratello di Sam è morta di overdose, lasciando solo il figlio undicenne Scot, nato da una precedente relazione. Il bambino dovrebbe essere affidato al patrigno, Billy, ma l'uomo si è trasferito in Sud America, e risulta irreperibile, così è Sam che per un certo periodo si deve occupare di Scot, con disappunto di Eric, che teme che il ragazzino possa destabilizzare il loro già difficile rapporto.



Quando il bambino arriva a casa, i due notano subito che questi è evidentemente effeminato e probabilmente gay, ma lui sembra vivere questa sua natura con tutta l'ingenuità  e spensieratezza dovuta alla giovane età. Scot porterà notevole scompiglio nella vita di Eric e Sam e quando il bambino avrà i primi scontri con i compagni di scuola, sarà proprio Eric ad aiutarlo, tentando però di convincere Scot ad uno stile di vita meno appariscente. A questo punto ricompare Billy, per portare con se il ragazzino, in Brasile, ma Ed e Sam si sono affezionati molto a Scot e cercheranno di tenerlo con loro. 



Breakfast with Scot, è una simpatica e tenera commedia a tinte drammatiche, che affronta sia la scottante questione delle famiglie di omosessuali e della possibilità che queste allevino un figlio; sia la problematica di come una persona, e un bambino in particolare, sia costretto dalla società ad adattarsi ad un ruolo che non sente suo. Scot è evidentemente effeminato e forse è realmente omosessuale, ma in ciò non c'è nulla di male, è la società che pensa che un maschietto non possa andare in giro truccato o indossando abiti femminili e per questo "violenta" la vera natura del ragazzo, costringendolo a essere ciò che non è (qualcosa di simile si era già visto nel bel film belga "La mia vita in rosa").




Inoltre con questo film si vuole mostrare che esistono altri tipi di famiglia, oltre a quella tradizionale e che troppo spesso viene indicata come l'unica che possa essere definita tale e che famiglia è dove c'è affetto e amore, e non semplicemente due persone di sesso diverso che vivono assieme.
Il film non è esente da difetti, ma gli stessi hanno la controparte positiva: se la storia risulta non particolarmente nuova (di commedie coni genitori che lottano per tenere con loro il figlio adottivo, dopo che è tornata la famiglia naturale ne abbiamo viste a bizzeffe), dall'altra parte c'è la novità di rendere il piccolo protagonista effeminato, andando così ad affrontare delicati argomenti sempre attuali e contemporaneamente rendendo la commedia un po' più frizzante.  



In alcuni momenti il film può sembrare eccessivamente buonista, ma non mancano nemmeno i momenti drammatici e commoventi. La pellicola tende a concentrarsi in particolare solo su due personaggi (Eric e Scot), lasciando gli altri in secondo piano, ma così vengono messi in luce i due punti focali del film che come ho già detto sono la famiglia e la ricerca della propria identità.
Insomma una simpatica commedia, con un piccolo protagonista divertentissimo, che non mancherà di far commuovere di far riflettere.

giovedì 20 luglio 2017

Visita all'inferno


Ripropongo un vecchio racconto, ancora un po' ingenuo in alcuni passaggi, soprattutto per il finale frettoloso, ma tutto sommato ne sono abbastanza soddisfatto...e prima di ricevere critiche ingiuriose, si ho avuto ispirazioni dylandoghiane...



Fausto Bonavita era stato mandato al diavolo diverse volte, ma non aveva mai pensato che un giorno ci sarebbe potuto finire realmente.
Tutto ebbe inizio quando Lubrano Saverio, un importante cliente della Hoffman Travel, la ditta per la quale lavorava Fausto, morì d’infarto durante una partita di squash. Qualche giorno dopo, una delle segretarie si accorse che mancava una firma su uno dei documenti che avrebbero permesso all’azienda di incassare svariati milioni di euro.
Fatto sta che la firma mancante fosse proprio quella del signor Lubrano, e poiché era lui che seguiva questo cliente, Fausto fu accusato della grave perdita.
“…o mi porta quella firma o si può considerare licenziato” tuonò il direttore
“Ma è impossibile, il signor Lubrano è morto…”
“Sono affari suoi e le va bene che non posso chiederle i danni per inefficienza”
Fausto uscì dall’ufficio con il morale sotto i tacchi senza mai staccare gli occhi dalla punta delle sue scarpe, eppure sentiva lo sguardo dei colleghi pesare su di lui.
Rimase due giorni a letto non sapendo come risolvere il suo problema; poi preso dalla disperazione decise che sarebbe andato nell’aldilà per far firmare il documento al suo cliente. Si recò da un celebre chiromante che scoprì che Lubrano Saverio era finito all’inferno, e grazie all’aiuto di un buon diavolo ottenne un lasciapassare per una giornata.
Il giorno seguente scese di buon’ora fino alle sponde dello Stige e si meravigliò di trovarlo ricco di pesci di ogni sorta. Un’enorme fuoribordo era ormeggiato lungo la riva destra del fiume e sul ponte di comando un uomo vestito di tutto punto sorseggiava pacificamente un whisky on the rocks. Quando lo vide arrivare, l’uomo saltò giù dall’imbarcazione e porgendogli la mano lo salutò calorosamente:
“Il signor Bonavita suppongo”
“Si, sono io…” balbettò Fausto
“Piacere, Caronte” ribadì il diavolo “Potrebbe per cortesia mostrarmi il lasciapassare, sa com’è, non si è mai troppo sicuri nella vita”
Sempre più confuso Faustò tirò fuori il documento dal portafoglio e lo porse a Caronte.
“Bene, possiamo andare” disse questi salendo a bordo.
Durante la navigazione Fausto notò che lungo le sponde dello Stige la vegetazione cresceva rigogliosa e che centinaia di animali vagavano in piena libertà.
“Non è poi così brutto come lo si dipinge, vero?” gli chiese Caronte che aveva notato la sua perplessità. Lui scosse la stessa e continuò a guardarsi attorno; in lontananza si vedeva sorgere una città e, almeno da quella distanza, non sembrava molto diversa da quelle che lui conosceva.
Poco dopo attraccarono al molo, dove ad attendere Fausto c’era un giovane alto coi capelli ben pettinati, seduto all’interno di una fiammante Lamborghini Diablo.
“Questo è Belfagor, sarà lui ad accompagnarti ora” disse Caronte indicando il collega “Ora io devo andare, ho appuntamento con un certo Dante” strinse energicamente la mano al mortale e ripartì sul suo fuoribordo.
Fausto salì sulla lussuosa auto sportiva da dove Belfagor lo stava osservando impaziente; non aveva ancora chiuso del tutto la portiera, che il diavolo partì a razzo inchiodandolo allo schienale.
Anche ora Fausto continuò a guardarsi attorno: strade, palazzi, negozi, bar, centri commerciali brulicanti di persone, tutto sembrava come se fosse ancora nel mondo dei vivi.
“Credevo fosse diverso” disse rivoltò alla sua guida
“Cosa…?”
“L’inferno, dico, credevo fosse diverso”
Belfagor esplose in una fragorosa risata: “Scommetto che credevi di trovare un luogo arido e deserto con lingue di fuoco che escono da baratri o profondi crepacci in cui i dannati vengono infilzati coi forconi da esseri dalle sembianze caprine…”
“Si, qualcosa di simile” ammise Fausto
“No, quella è roba antica, andava bene nel medioevo, ora ci siamo modernizzati pure noi. Anche questo che vedi, non è il nostro vero aspetto, ma in un periodo in cui ciò che conta sono la superficialità e l’apparenza, abbiamo deciso di adattarci ai tempi, inoltre se ci avessi visto nella nostra vera forma saresti sicuramente impazzito.”
“Ma le punizioni…?” chiese curioso l’uomo
“Oh, quelle sono rimaste, ma come tutto il resto ha subito qualche cambiamento, diciamo che ora sono più personalizzate”
L’auto accostò lungo il marciapiede:
“Vieni ti mostro qualcosa prima di proseguire” lo invitò il diavolo “Lo vedi quello?” chiese indicando un barbone.
Fausto annuì.
“Ebbene quella persona in vita ha sottratto denaro dall’azienda in cui era direttore e ha accusato del furto alcuni impiegati che sono stati licenziati, così mentre lui si arricchiva sempre di più, molta povera gente è finita sul lastrico. Ora qui continuerà a patire la fame per l’eternità subendo umiliazioni di ogni genere.”
I due entrarono poi in quello che sembrava un ufficio statale, dove un uomo stava correndo tutto trafelato da uno sportello ad un altro.
“E lui?” chiese Fausto
“Lui è stato un assenteista cronico, ora è costretto a girare di ufficio in ufficio inutilmente, senza venire a capo del suo problema.”
Usciti dall’edificio si diressero verso il parco; lì Belfagor gli mostrò un uomo in ginocchio accanto ad una fontanella. “Quest’uomo amava molto bere, e spesso si metteva al volante completamente ubriaco, l’ultima volta gli è stata fatale. Nell’incidente che lo ha portato qui, ha ucciso un’intera famiglia. Ora dovrà soffrire la sete in eterno e appena si avvicina a qualsiasi cosa possa dargli sollievo, questa si asciuga del tutto, fosse anche soltanto una fontanella di acqua”
Il cammino lì portò poi sino ad una lussuosissima villa.
“Qui c’è la persona che cerchi” disse Belfagor “Lui è uno dei peggiori. Quand’era in vita era un pedofilo e ora viene ripagato con la stessa moneta: i diavoli più lussuriosi dell’inferno lo usano per i loro piaceri più libidinosi”
Fausto si sentì improvvisamente nauseato; vedere tutti quegli uomini che da vivi erano stati la feccia dell’umanità lo disgustava, e anche se sapeva che ora stavano soffrendo, la cosa non lo consolava affatto. Tirò fuori il documento che avrebbe dovuto far firmare al signor Lubrano e lo strappò, poi rivolgendosi a Belfagor gli disse:
“Ora vorrei tornare a casa.”

Il diavolo gli sorrise e assieme si avviarono verso i cancelli infernali. 

lunedì 17 luglio 2017

Un mondo perfetto (1993)



In un mondo perfetto i bambini possono festeggiare Halloween, e il Natale, possono andare sulle montagne russe e mangiare chili di caramelle e zucchero filato, e soprattutto i bambini non vengono abbandonati dai padri, ma nel Texas del 1963, a pochi mesi dall'omicidio Kennedy le cose sono ben diverse e quando il presidente più amato dagli americani verrà assassinato, la gente si accorge che il mondo perfetto non esiste, non qui almeno.



Butch in carcere non doveva nemmeno starci, aveva passato qualche guaio, forse era un po' ribelle, ma nemmeno il peggiore; criminale lo è diventato in prigione, mettendo in dubbio anche la funzione correttiva degli istituti penitenziari. Decide così di fuggire per andare in Alaska, a trovare un padre che non ha mai conosciuto bene. Con lui ci sono il compagno di cella (lui si un vero "bad boy") e un ragazzino di otto anni, che i due sono stati costretti a prendere come ostaggio per garantirsi la fuga; presto però Butch si vede costretto a liberarsi del violento collega, continuando il viaggio solo con il piccolo Phillip.
Tra i due nasce subito una tenera amicizia, che diventa quasi un rapporto padre-figlio; in cui Butch riempie di consigli il bambino, perché si rispecchia in lui e vorrebbe che avesse un'infanzia felice, senza stupide limitazioni o proibizioni dovute ad un'assurda religione.



A inseguire la strana coppia, c'è un burbero Texas Ranger, responsabile dell'arresto di Butch quando questi era solo un ragazzo e un'affascinante e preparata criminologa, oltre a tutto lo staff del ranger Red Garnet e ad un antipatico agente dell'FBI.
Il viaggio "on the road", come spesso accade, ha valenza simbolica, qui è come una macchina del tempo, come dice lo stesso Butch a Phillip. Dietro di loro hanno il passato, dal quale stanno scappando, mentre avanti c'è l'Alaska, cioè il futuro, ma in mezzo c'è il presente ("goditi il presente" suggerisce l'uomo al suo piccolo compagno di viaggio).



E come spesso accade nei film di Eastwood, il finale è amaro, specchio che riflette il pessimismo del regista, e ritratto di una civiltà cinica, ben lontana da quell'idea di American Way of Life che aveva contribuito fino a quel momento a idealizzare il sogno americano; sogno dal quale la gente si sarebbe risvegliata un venerdì di fine novembre del 1963.



Cast in gran forma, dal "bandito" Kevin Costner, che ha dimostrato che con una solida sceneggiatura possa essere ancora un ottimo attore, a Clint Eastwood, che si ritagliato un ruolo su misura, passando per la sempre brava Laura Dern, in un ruolo tutt'altro che di contorno per finire con il piccolo T.J. Lowther, bravo ed espressivo, che suscita simpatia e tenerezza.

giovedì 29 giugno 2017

Liebster Blog Award 2017




Veramente non me l'aspettavo...Per il secondo anno consecutivo sono stato premiato con l'autorevole Liebster Award piccolo, ma prestigioso riconoscimento assegnato dai colleghi blogger, che condividono la passione di scrivere recensioni, idee o storie. Quest'anno a onorarmi della nomination è stato il buon Kris Kelvin dal suo blog Solaris, che ringrazio di cuore per tanta gentilezza.

Queste in breve le regole del Liebster Award 2017:


  • Ringraziare chi ti ha premiato e rispondere alle undici domande che ti sono state poste
  • Premiare altri undici blogger che abbiano meno di 200 followers e che ritenete meritevoli
  • Comunicare la premiazione nelle bacheche dei "vincitori"
  • Proporre a vostra volta undici domande
Ora, invece, rispondo alle domande di Kris Kelvin

  1. Neflix e lo streaming LEGALE fanno bene o male al cinema?Netflix non ho ancora avuto modo di usarlo, mentre ogni tanto guardo film in streaming...Non so se questi sistemi facciano bene o male, da un punto di vista economico, al cinema, quello che so di  certo è che se non fosse per questi mezzi (compreso il download), molti film non li avrei mai visti. Purtroppo la distribuzione italiana è quello che è, e solo di recente sono cominciate ad arrivare piccole chicche, grazie a case di distribuzione coraggiose.
  2. Mentre state vedendo un film al cinema fate silenzio assoluto oppure fate commenti con il vicino di poltrona?
    Se vado con un amico può capitare che ci siano uno scambio di battute, se si riconosce un attore o qualche citazione particolare, ma di solito preferisco godermi il film zitto, zitto fino alla fine e solo poi discuterne.
  3. (Conseguenza alla domanda precedente): Andate mai al cinema da soli?
    Fino all'anno scorso era praticamente la norma. I miei amici sono quasi tutti sposati o fidanzati, e da qualche anno ci si vede molto meno, dunque prima che anch'io trovassi la morosa, al cinema ci andavo da solo, anche un paio di volte alla settimana.
  4. Doppiaggio o lingua originale?
    Bella domanda...Per pigrizia direi doppiaggio, ma ormai, soprattutto per recuperare certi film "introvabili" non ho problemi a vederli in lingua originale e ammetto che spesso ci guadagnano.
  5. Vi capita mai di giudicare gli altri in base ai loro gusti cinefili?
    Mi piacerebbe dire di no, purtroppo qualche volta l'ho fatto, subito dandomi dello stupido; primo perché non è certo da questo che si può capire il valore di una persona, secondo perché sicuramente anch'io guardo e  mi piacciono film che sono obiettivamente "discutibili",
  6. Avete mai litigato con qualcuno per opinioni diverse su un film?
    Se è successo, è capitato solo "online" e con cosidetti "troll" o persone che vedevano solo la loro ragione e non si mettevano un minimo in discussione.
  7. Nelle vostre recensioni state attenti agli spoiler oppure...non ve ne frega nulla? 
    Per quanto possibile cerco di stare attento, ma a volte, dovendo spiegare perché mi è piaciuto il film di cui sto parlando, mi risulta difficile non raccontare qualche scena che mi ha emozionato, per cui non non mi faccio troppi problemi a raccontarla nei minimi dettagli
  8. Prima di vedere un film leggete mai critiche o recensioni?
    Il meno possibile, giusto quel poco per capire che film sto per andare a vedere e di solito faccio affidamento a pochi ma fidati amici cinefili
  9. Vi piacciono le arene estive?
    Se ben organizzate, un bel programma, uno schermo discreto e un impianto audio che mi costringa all'uso di apparecchi acustici, si...magari se poi inserite in un bel contesto storico-naturale ancora di più...
  10. Avete mai frequentato qualche festival del cinema (Cannes/Venezia/Berlino/Locarno...?)
    Purtroppo no, ma spero prima o poi di riuscire ad andare almeno una volta ad una di queste manifestazioni
  11. Un regista/attore che proprio non sopportavate e vi ha fatto ricredere?
    Se mi avessero fatto questa domanda una quindicina di anni fa avrei risposto quasi sicuramente Leonardo Di Caprio, che dopo alcuni film in cui interpretava ruoli per adolescenti arrapate, mi era diventato particolarmente odioso, ma ben presto ho riscoperto la sua enorme bravura.
    In epoca più recente invece non saprei cosa rispondere...cerco di non farmi più troppi pregiudizi.
Qui rispondo alle domande di Mari:

  1. Quali sono i film e libri di cui hai paura? Non intendo paura da film horror, intendo quelli che non hai ancora affrontato per timore siano troppo grandi.
    Film nessuno, guardo di tutto, libri mi spaventano un po' i grandi classici, soprattutto quelli della letteratura russa, anche se allo stesso tempo mi incuriosiscono.
  2. Preferisci scrivere recensioni positive o negative? Ovviamente tutti preferiamo vedere bei film, ma proprio dal punto di vista della scrittura, cosa ti diverte di più?
    Dipende...in genere mi riesce meglio scrivere recensioni positive, ma se mi imbatto in un film che trovo brutto e stupido, allora mi diverto molto a distruggerlo.
  3. Ho preso una cotta per Adam Driver. Io ho fatto coming out, tocca a voi: attore o attrice bruttarelli, ma che vi piacciono da matti. Qua tutte a dire Fassbender, ma io voglio la verità.
    Boh, forse è più probabile il contrario, cioè attrici che piacciono a molti, ma che per me sono bruttine o insignificanti...Se proprio dovessi fare un nome dire Anne Hataway...
  4. Avete la possibilità di far scrivere la vostra biografia da uno scrittore, non necessariamente il vostro preferito; chi scegliete?
    Sono incerto tra Stephen King, come descrive lui l'infanzia non ho mai trovato nessun altro, oppure Daniel Pennac, permeato di quell'umorismo che tanto mi piace.
  5. La colonna sonora della vostra vita?
    Anche qui non saprei...diciamo Mission Impossible...
  6. Quando scrivete, che sia un post o che sia altro, cosa ascoltate? Riuscite ad avere un sottofondo o vi serve il silenzio?
    Dipende da quello che devo scrivere, a volte mi serve più concentrazione allora lavoro meglio in silenzio, se invece riesco a scrivere in leggerezza allora metto in random la mia cartella musicale, così ascolto un po' di tutto, rock, pop, italiana, sigle dei cartoni animati...
  7. Avete scritto il fumetto della vostra vita, sapete che cambierete le sorti dell'editoria? A chi lo fate disegnare?
    Claudio Castellini, disegnatore di due storie di Dylan Dog, di Nathan Never e poi ha lavorato per la Marvel Comics. Preciso e maniacale, al contrario di me, ma proprio per questo adoro il suo stile.
  8. A quale grande concerto del passato avreste voluto assistere?
    Uh...ce ne sono...Il Live Aid dell'85, i Pink Floyd a Venezia, Live at Wembley dei Queen, De Andrè assieme alla PFM....
  9. Ho detto nelle risposte che odio i cinecomics. Se li ami, vuoi provare a farmi cambiare idea?
    Perché? I gusti sono gusti...A me non piacciono i musical, possono anche provare a convincermi, o a farmene vedere altri, ma difficilmente cambierei idea, è una questione di empatia...
  10. C'è una citazione cinematografica che è diventata parte del tuo linguaggio comune? Quale?
    Non una...molte...da "Non può piovere per sempre", a "...è una boiata pazzesca", oppure "Stupido è chi lo stupido fa"...
  11. Visione di film domenica: divano, letto, poltrona? Pc, telefono, televisione, proiettore? Come vi gestite?
    Se sono dalla mia fidanzata ci accoccoliamo sul divano e guardiamo il film sul televisore, se dovessi essere qui a casa mi metto a letto e guardo il film al pc, possibilmente al buio con solo una lucetta accesa.


Qui di seguito i blog che ho deciso di premiare; alcuni di loro sono fermi da un po' di tempo e spero che questo premio sia un incentivo per ricominciare a scrivere e a raccontare le loro storie:

A CENA DA NICOLA
CAMERIERA E GENTILDONNA
CINEPAURA - ORRORE IN PILLOLE
EMME BOUCLES
FRAMMENTI E TORMENTI
LA BARA VOLANTE DI CASSIDY
LIBRI IN TAVOLA
MARI'S RED ROOM
PIETRO SABA WORLD
SOLARIS
STEPHEN KING ONLY

Ed eccoci dunque arrivati all'ultimo punto del regolamento, le mie undici domande...Naturalmente nessuno è obbligato a rispondere, ma mi farebbe piacere leggervi e conoscere le vostre risposte...

1. Cosa ti ha spinto ad aprire un blog?
2. Se potessi tornare indietro nel tempo, cambieresti qualche fatto storico? Se si, quale e in che modo lo cambieresti?
3. Quale personaggio di fantasia (cinema, letteratura o fumetti) vorresti come migliore amico?
4. Avete qualche ricordo particolarmente emozionante legato ad una giornata (serata) al cinema?

5. Con quale criterio collezionate i vostri dvd/bluray?
6. In quale città o luogo cinematografico, reale o non, vorreste andare in vacanza?
7. Ti svegli e sei l'uomo più ricco del mondo. Come cambia la tua vita?
8. Quale canzone vorresti fosse suonata al tuo funerale?
9. Se dovessi dare a tuo/a figlio/a un nome cinematografico, quale sarebbe?
10. A quale film associate la vostra infanzia?

11. Con quale blogger, che seguite più o meno assiduamente, uscireste a bere una birra?

Bene, ora è il vostro turno, come già detto spero che qualcuno di voi accetti il premio e partecipi a sua volta, sennò va bene lo stesso e amici come sempre...


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venerdì 23 giugno 2017

La vita di Adèle



Adele è un’adolescente come tante, con una famiglia che le vuole bene e un bel gruppo di amiche, a scuola non va né bene né male e la sua vita scorre tranquilla fino a quando un giorno per strada incrocia una strana ragazza dai capelli blu. Da quel momento non fa che pensare a lei, la sogna di notte e si masturba pensando a quel fuggevole incontro.



Spaventata da questa nuova realtà decide di andare a letto con un suo compagno innamorato di lei, quasi ad esorcizzare la paura, della presa di coscienza di qualcosa che ormai le è chiaro. Il rapporto con il ragazzo si interrompe presto, e grazie ad un suo compagno omosessuale, Adele riesce ad incontrare la misteriosa ragazza, ad un locale per gay. Un po’ alla volta quella che è una semplice amicizia, si trasforma in una intensa e travolgente storia d’amore. Purtroppo, però, tra Adele ed Emma le cose in comune finisco alla reciproca attrazione fisica, Emma che è più grande vorrebbe che Adele inseguisse i suoi sogni di scrittrice, che facesse qualcosa di importante e che non si limitasse a vivere di quel poco che ha. Adele invece, è una ragazza semplice, è contenta di fare la maestra in una scuola materna, perché ama i bambini, le piace cucinare e fare una vita tranquilla; non chiede altro se non l’affetto della sua amata.



Inoltre Emma è un’artista, che vive in un mondo fatto di gente “colta”, che parla di pittura e filosofia con nonchalance, ed Adele si sente esclusa e spesso messa in disparte dalla stessa Emma. Il rapporto così si deteriora un po’ alla volta, fino a quando, in seguito ad un presunto tradimento, Emma caccia di casa Adele, in malo modo, che in tutti modi cerca di farsi perdonare; infine disperata, lascia la casa della persona amata. Non è facile per lei, il ricordo di Emma è costante e solo il lavoro con i bambini, le da qualche momento di serenità.
Dopo qualche anno le due ragazze, si incontrano in un bar, e se Adele spera in una riconciliazione, Emma pur sentendosi ancora fortemente legata all’ex amante, non ha intenzione di tornare indietro.
L’ultimo incontro è ad un vernissage di Emma, ormai affermata artista, che in molti suo quadri ha usato Adele come soggetto. Qui però la ragazza capisce di non poter far più parte di quel mondo e seppure ferita, perché ha capito di aver perso per sempre Emma, lascia la mostra diretta verso la sua nuova vita.



La regia di Kechiche è travolgente, come lo è il rapporto tra le due ragazze, è una regia piena, fatta di primi piani di affanni e respiri, con la camera che indugia in particolari, senza però mai cadere nella volgarità, anzi spesso donando un qualcosa di autentica ingenuità, come quando si sofferma a inquadrare Adele che mangia gli spaghetti. Tutto ciò ci porta a entrare in contatto emotivo con le due protagoniste e in particolare con Adele, i cui sguardi, ora accesi di autentica passione, ora smarriti nell’abbandono, non lasciano dubbi sui sentimenti della ragazza. In questo modo, le esplicite scene di sesso, assumono connotati più vitali, e che vanno al di là della messa in scena di un atto amoroso, per quanto “estremo”, ma che servono a farci scivolare ancora più in profondità nel legame tra le due ragazze e in particolare nei sentimenti di Adele. Come detto le due protagoniste hanno caratteri completamente diversi e provengono da realtà completamente diverse: Adele è ingenua, alle sue prime esperienze amorose, e semplice che non chiede molto, se non di essere amata; il successo non le interessa, per lei la vita è una bella famiglia felice. 



Emma no, Emma è un artista, circondata da amici intellettuali e un po’ snob, che ambisce a diventare famosa e per questo spinge Adele a sviluppare le sue qualità di scrittrice. Due caratteri così non sono destinati a restare a lungo assieme, tant’è che nella scena in cui Emma caccia Adele, ci ho visto un bel po’ di malizia in questo suo atteggiamento, nel suo rifiuto di perdonare un presunto (dato che non ci è mai stato mostrato) tradimento; anche perché all’inizio della loro storia, la stessa Emma aveva una relazione con un’altra donna, o potrebbe essere che lei si sia sentita ferita dal fatto che Adele avesse rinnegato la sua identità di omosessuale. Questo non ci è dato saperlo, ma sappiamo che alla fine del film, Adele, seppur ancora innamorata, si lascia alle spalle la storia con Emma e si avvia verso la sua nuova vita da adulta, consapevole dei propri sentimenti e un po’ più sicura.

martedì 13 giugno 2017

Quella volta all'Appiani...



Sono stato la prima volta allo stadio quando ancora non avevo diciassette anni. La partita era Padova Venezia al vecchio Appiani, stadio poi abbandonato dalla società bianco-scudata per il più sicuro, ma più brutto Euganeo.
Era una bella domenica primaverile e con il gruppo di amici ci trovammo a casa di uno di noi, non ricordo di preciso di chi, forse proprio casa mia, dato che era quella più vicina alla fermata dell'autobus.
Il nostro gruppetto era numeroso; oltre a me e mio fratello c'erano Stefano, il Brugne, il P, il Guscio, uno o due dei fratelli Pastore e qualcun altro.
Prendemmo l'autobus extraurbano che fa il percorso tra Venezia e Padova per poi, arrivati al capolinea, prendere quello cittadino che ci avrebbe portato direttamente allo stadio, ma una volta saliti ci siamo accorti che erano numerosi i tifosi veneziani, pronti a dar battaglia.
Il derby veneto è spesso più sentito di molte stracittadine di serie A e non di rado i tifosi se le sono suonate di santa ragione, per non parlare dei danni fatti per le strade delle due città, danni che poi abbiamo saputo che i cugini lagunari avevano effettivamente procurato nel loro percorso.
Appena saliti sul bus ci siamo accorti subito della situazione potenzialmente pericolosa, tutti tranne il P, che senza nemmeno il tempo di trovare posto urlò:
"Dai che oggi vinciamo 3 a 0!"
Dal fondo del mezzo un ragazzo partì alla carica, bloccato fortunatamente dai suoi compagni che evidentemente non volevano guai prima di essere arrivati a destinazione.
Tuttavia, sentendoci addosso gli sguardi feroci degli avversari, decidemmo di non aspettare il capolinea e di scendere alla prima fermata utile per prendere un autobus urbano.
Arrivati indenni allo stadio, prendemmo posto in curva e ancora prima che iniziasse la partita partirono i classici cori per incitare la squadra e per sbeffeggiare i rivali.
"Datemi un PA!"
"PA!"
"Datemi un DO!"
"DO!"
"Datemi un VA!"
"VA!"

"PADOVA, PADOVA!"
Poi la partita iniziò, ma di quel primo tempo, a causa della mia bassa statura e del fisico mingherlino riuscii a vedere gran poco, infatti ero sovrastato da gente decisamente più alta di me e ad ogni ola o coreografia venivo sballottato da una parte all'altra, senza capirci nulla e ritrovandomi distante dal resto della mia compagnia.
Ad un certo punto notai a terra una bella sciarpa e cercai il momento adatto per intascarla, tanto in mezzo a quella bolgia, trovare il proprietario sarebbe stato impossibile; tuttavia quando mi stavo chinando per raccoglierla, il capo ultrà ricominciò a incitare la curva:
"Tutti a destra oh-o, tutti a sinistra oh-o!" 
E così persi la mia occasione.
Durante l'intervallo, quando la situazione si era in parte calmata, cercai un posto per assistere meglio al resto della partita e godermi almeno il secondo tempo. Mi arrampicai così sulla balaustra della barriera di protezione in cima alla curva e mi avvinghiai ad uno dei pali alti.
Da lì riuscii a vedere bene tutto il secondo tempo, che a dire il vero, come il resto della partita fu di livello abbastanza scarso, ma io ero comunque carico e mi divertii lo stesso.
La partita finì zero a zero e noi ce ne tornammo a casa, fortunatamente evitando gli scontri tra tifoserie.
Dopo quella prima volta, riuscii a tornare allo stadio solo diversi anni più avanti, quando il Padova ottenne la promozione in serie A, ma di questo ne parlerò un'altra volta, forse...